DUE DOMANDE AGLI INSEGNANTI DI TEATRO D’EMERGENZA: LUCA SPADARO E MASSIMILIANO ZAMPETTI

-Sta per cominciare una nuova stagione didattica. Qual è, secondo voi, la particolarità della vostra scuola rispetto alle altre? Ci sono scuole che riuniscono insegnanti diversi sotto uno stesso tetto ed altre che nascono come prosecuzione del lavoro di una compagnia. I “Laboratori di artigianato teatrale” sono una scuola di quest’ultimo genere, sono lo spazio che Teatro d’Emergenza si dà per… Read more →

RICOMINCIARE DAL NASO

La lunga stagione di Teatro d’Emergenza è cominciata venerdì scorso ed è cominciata con un naso rosso. Per tre giorni Vanessa Korn ci ha accompagnato in un viaggio che ci ha portati sulla soglia del mondo dei clown. Può sembrare strano che una compagnia di teatro di prosa si cimenti in questo genere di lavoro. Qualcuno potrebbe pensare che il… Read more →

Il ritorno del clown

Anni fa Teatro d’Emergenza incontrò una piccola normanna con il naso rosso. Si chiamava Ludevine e di mestiere faceva il clown.Facemmo insieme un pezzo di strada e ci insegnò un po’ di quel che sapeva. Da allora sono passati molti anni, noi abbiamo continuato a fare il nostro mestiere, ma la nostalgia del naso rosso non ci ha mai abbandonato.… Read more →

Tra una stagione e l’altra

Uno dei momenti più importante dell’anno è quello dei consuntivi, quando ci si mette a rileggere gli appunti delle prove e dei corsi di recitazione e si cerca di capire dove si è arrivati e cosa siamo diventati. Questo è il lavoro che ci aspetta nei prossimi giorni e il cui risultato racconteremo nei prossimi giorni. Molto più facile che… Read more →

Saggi

Ricordo che all’inizio di quest’anno stavo parlando di teatro a un gruppo di ragazzi e dissi “…Perché spesso ci dimentichiamo che tutto quello che facciamo lo facciamo per lo spettatore, è lui il protagonista del nostro lavoro.” Uno dei ragazzi, con ingenua saggezza, mi rispose: “Lo spettatore…Non ci avevo mai pensato.”
 
Perché in un corso di teatro puoi provare tutto, scenografie, costumi, testi e luci. Ma il pubblico lo provi solo alla fine
 
I mesi sono volati ed ecco che, puntuali come le tasse, arrivano i saggi.
Non c’è accademia, scuola serale, corsificio di qualunque genere e grado che non concluda così il suo percorso didattico.  
I saggi delle scuole serali hanno in comune tra loro alcuni tratti salienti. 
 
Uno di questi (apparentemente il meno serio, forse il piu’ recente) è il gusto quasi nevrotico di creare un gioco di parole che contenga il sostantivo “saggio”. Dunque avremo un sostantivo a scelta tra As-saggi, Pae-saggi, Mes-saggi, Pas-saggi (eccetera) seguito dall’aggettivo “Teatrali”. Oggi come oggi il gioco di parole è diventato implicitamente obbligatorio. 
 
Un altro tratto specifico è che la maggior parte degli spettatori di un saggio non vanno a teatro per farsi raccontare una storia, né sono interessati alle tecniche sceniche, ma siedono in platea per vedere un attore, uno in particolare tra tutti. Lo “spettatore da saggio” è una specie del tutto particolare che meriterà, a breve, un articolo intero per tratteggiarne le peculiarità (con un capitolo speciale dedicato allo “spettatore-genitore di saggio per bambini”).
 
E infine ci sono gli allievi che, già due mesi prima della fatidica data, hanno subodorato che qualcosa di diverso sta per accadere.
 
Noi che insegniamo ci troviamo spesso a chiederci a che cosa servano davvero i saggi, se davvero servano a qualcosa, come si potrebbero integrare all’interno del percorso didattico perché non siano soltanto un rito con cui concludere un anno o un goffo tentativo di “farci un po’di pubblicità”.
 
I saggi, almeno così mi sembra, sono molto diversi dagli spettacoli. Uno spettacolo teatrale mette al centro della serata lo spettatore. Un saggio ha l’allievo come suo unico centro. Uno spettacolo teatrale nasce (dovrebbe nascere) dall’urgenza di raccontare quella storia e di farlo con quel linguaggio e di farlo adesso. Il saggio invece è una lezione (conclusiva e sui generis) di un corso. In questa particolarissima lezione si mescolano le tecniche studiate durante l’anno con l’ingrediente fondamentale: il pubblico. Perché il Teatro è così: accade solo quando c’è qualcuno che guarda.
 
E dunque forse si dovrebbero fare saggi tutti i mesi, per provare di fronte a un pubblico ogni minuscola scoperta tecnica e vedere cosa diventa quando qualcuno l’osserva. Non potendo sottoporre neanche i parenti di primo grado egli innamorati piu’ ardenti a un tale supplizio, dobbiamo perlomeno costruire con massima cura quell’unico saggio che abbiamo a disposizione.
 
Eccoci qui, alla fine dell’anno: raccogliamo gli strumenti che abbiamo maneggiato durante l’anno e saliamo sul palco.
Proviamo a raccontare a qualcuno un pezzetto di storia.
Tutto qui.
 
 
I saggi di Teatro d’Emergenza
4-5 giugno
Teatro il Cortile
Viganello-Lugano

FINALE DI PARTITA- Diario del giorno dopo

Ieri notte c’è stato lo smontaggio.

È il momento in cui i tecnici prendono il potere. Salgono sul palcoscenico e rapidissimi cominciano a svitare, accatastare, ripiegare. Danno ordini agli attori e al regista che, diventati attrezzisti e servi di scena, obbediscono ed eseguono. Giulia, la scenografa, indossa il suo sguardo più severo: è lei ora, il nostro condottiero. Matteo, il tecnico luci, comincia a muoversi a un ritmo forsennato. In poche ore tutto viene caricato sul furgone.

Ho partecipato a decine di smontaggi: questo è stato uno dei più allegri. Buon segno, mi dico.

La mamma della scenografa ci ha portato, come da tradizione, la torta “pere e cioccolato”. Si finisce così, mangiando e dandoci appuntamento al 19 maggio a Bellinzona per una nuova replica.

Mentre me ne tornavo a casa pensavo al pubblico, questo insondabile mistero.

Noi cerchiamo di misurarlo (Quanti biglietti sono stati staccati? Quanto intenso è stato l’applauso?), cerchiamo di capirlo ma in realtà non sappiamo mai l’essenziale.

La verità è che noi che facciamo questo mestiere spesso ci confondiamo tra il desiderio di piacere e la necessità che qualcosa accada, che qualcosa cambi.

È un piacere indescrivibile sentirsi dire “bravo!” ma un vecchio maestro russo diceva “ricordati che qualunque cosa farai ci sarà sempre qualcuno che ti dirà che sei bravo.” Ed è abbastanza facile farsi dire “bravo!” se hai dei bravi attori e scegli un testo fatto apposta per piacere. Ma un vecchio regista inglese sostiene che “se lo spettatore non perde l’equilibrio, la serata è squilibrata.”

E dunque il regista si ritrova a notte fonda, in pigiama e pantofole, a mettere da parte i complimenti e ad arrovellarsi.

L’essenziale rimane celato: è accaduto qualcosa di importante? Ti capiterà, domani, di ripensare a quello che hai visto?

Un giovanissimo spettatore mi ha detto: “So che è un bello spettacolo, mi dispiace di non avere gli strumenti per capirlo.”

Ecco, da qui voglio ripartire. Tra pochi giorni riprendono le prove e io terrò bene a mente questa frase. Trovare gli strumenti, come fare?, perché quel ragazzo possa giocare con noi, perché possa vedere e non preoccuparsi di capire.

Finale di partita Teatro d'Emergenza con Elena Strada e Simon Waldvogel

Finale di partita Teatro d'Emergenza con Antonio Ballerio e Massimiliano Zampetti

FINALE DI PARTITA -Diario delle prove, settimana 4

Quando ero un giovane regista di belle speranze ebbi la fortuna di lavorare con Coco Leonardi, che era stato a suo tempo mio insegnante di recitazione e Maestro.

Io davo le indicazioni di regia, gli attori recitavano un pezzetto, io davo lo stop e commentavo quanto avevo visto. Solo allora Leonardi mi si avvicinava e, con uno sguardo brillante di entusiasmo, mi diceva: “Ho fatto una piccola variante. Ti piace?” Io tacevo cercando di capire a cosa si riferisse. Lui abbassava lo sguardo sconsolato: “Non l’hai vista.”

Quei momenti di giovanile frustrazione rimangono nella mia memoria come una delle lezioni più importanti della mia carriera. L’arte del regista è anche (e soprattutto) l’arte di vedere le piccole cose.

Con i dettagli, con le sfumature si costruisce una storia. Ogni volta tento di rendere più acuto il mio sguardo perché spesso una piccola variazione o anche un errore possono aprire porte inattese.

La quarta settimana è il tempo della pazienza. Il disegno ha già una sua forma. Ogni tanto i frammenti si compongono quasi da soli e poi, un attimo dopo, tutto sembra sfaldarsi. È come dipingere usando le nuvole al posto dei colori.

Non può essere altrimenti visto che lo strumento che un regista ha a disposizione per raccontare una storia, l’attore, è così tremendamente complesso, fragile, fluttuante. Non lo suoni come uno zufolo.

È evidente che tutta la scaramanzia del teatro nasce da questi momenti, dal fatto che quello che hai costruito oggi lo dovrai costruire daccapo domani, dalla laboriosa attesa di un incontro fatale: quello con lo spettatore.
Ora stiamo cominciando a filare, proviamo pezzi di commedia sempre più lunghi.
“I chicchi si aggiungono ai chicchi, ad uno ad uno, e all’improvviso c’è il mucchio, l’impossibile mucchio.
Come dice il nostro Clov.

Finite le prove la sala si svuota, gli attori vanno a casa. L’assistente riordina gli oggetti di scena, parlando a mezza voce, tra sé e sé predispone soluzioni ai piccoli problemi che potremmo incontrare domani. Se le si fa una domanda, di qualunque genere, risponde con una congruente citazione beckettiana.

Il regista inforca la bicicletta e affronta la salita che lo porta a casa. Arrivato a un semaforo nota che il tizio che sta nell’auto accanto a lui lo guarda perplesso. Solo ora il regista si rende conto che sta provando a voce alta un pezzo della commedia che vuole lavorare l’indomani.

Finale di Partita

teatro d'emergenza in scena con finale di partita, locandina

FINALE DI PARTITA – Diario delle prove, settimana 3

La terza settimana di prove è terminata. Siamo a metà del percorso. Da qui comincia la lotta contro il tempo. Da ora in poi il tempo sarà diverso. Nel nostro cervello è cominciato il conto alla rovescia e anche se cerchiamo di ignorarla una vocina dentro di noi ci inciterà alla corsa: “non c’è più tempo, veloce, non ti fermare,… Read more →

FINALE DI PARTITA – Diario delle prove, settimana 2

La prima settimana è passata in un soffio. Costumista, scenografa e truccatrice sono da qualche parte nei loro laboratori, ogni giorno ci mandano fotografie di quel che stanno facendo. In sala prove ci sono soltanto il regista e gli attori. Comincia la seconda settimana. Si compongono frammenti minuscoli di scena. Poi si prova a metterli in fila, senza fermarsi per… Read more →

FINALE DI PARTITA – Diario delle prove, settimana 1

I primi giorni c’è un grande viavai in sala prove. La scenografa appoggia con cura su una mensola il suo prezioso scatolone da cui estrae un modellino. Tutti si avvicinano a guardarlo, in silenzio. Tra qualche settimana quel giocattolino di cartone crescerà e diventerà la casa dei nostri personaggi. La truccatrice mette sul tavolo i suoi intrugli (fluidi nauseabondi, tavolozze,… Read more →