A e B seduti di faccia al pubblico. Guardano in platea. Lungo silenzio
B: Sembrano inoffensivi, vero? Però nell’oscurità possono essere molto pericolosi
(Tratto da Animali Notturni, di Juan Mayorga)

Narrano gli storici che duemilacinquecento anni fa, durante la rappresentazione di una tragedia, il pubblico di Atene invase il palcoscenico e interruppe la rappresentazione a causa di una frase detta da uno degli attori.
Il povero Euripide, autore della tragedia, dovette correre tra i facinorosi spettatori e convincerli a tornare a sedere, ad aspettare il seguito della storia, per vedere quanto duramente sarebbe stato trattato dal destino il personaggio che aveva detto quelle parole.

Forse un fatto così eclatante accadde perché il pubblico antico andava a teatro per vedere sé stesso riflesso nei personaggi.
Le parole che venivano dette e gli atti che venivano compiuti in scena li riguardavano da vicino, perché loro andavano a teatro per trovarsi di fronte a uno specchio.

Poco più di cent’anni fa un critico teatrale russo mise alla berlina un giovane commediografo perché nei suoi lavori non c’erano personaggi positivi.
Il commediografo rispose: “Personaggi positivi… Dove trovarli? Io volevo dire solamente: guardate come vivete male.”

E oggi? Oggi molti di noi vanno a teatro per partecipare a un gioco intellettuale.
Oggi molti di noi sanno cogliere le scelte registiche, gli stilemi recitativi, le citazioni pittoriche.
A molti di noi piace andare a teatro per parlare di queste cose, a fine spettacolo, nel foyer del teatro.

Il teatro però non è nato per questo.
Il teatro ti attira fuori di casa con la promessa di parlarti di te.
Il teatro riunisce una comunità e prova a mostrargli le proprie contraddizioni.

Noi che facciamo teatro spesso ci dimentichiamo che la maestria tecnica cui aspiriamo ci serve unicamente per mostrare a chi ci guarda ogni più minuto dettaglio di una storia che li riguarda personalmente.

Ma lo spettatore non dovrebbe dimenticarsene mai.
Lo spettatore deve ricordare sempre che noi teatranti pretendiamo di mostrare loro le contraddizioni di un’epoca.
Lo spettatore dovrebbe chiederci: perché mi stai raccontando questa storia?
Perché mi parli della Patria, di quel posto in cui ti senti a casa, di quell’idea astratta che si misura in tempo e metri quadrati? Perché mi mostri queste persone e mi racconti come si comportano mentre la corrente della Storia le trascina via?

Mayorga dice che uno spettacolo ha senso se lo spettatore ne esce “arricchito di esperienza”.

Forse è questo che dovrebbe pretendere lo spettatore, ogni volta che si prende la briga di andare a teatro.

Animali notturni, ve. 9, sa. 10, do. 11 febbraio, Teatro Foce, Lugano
Info e prevendita: www.luganoinscena.ch