Animali Notturni, spettacolo di Teatro d’Emergenza regia di Luca Spadaro, debutta a Lugano nella primavera del 2018.

Qué extraordinario invento nos entregaron los griegos: un arte en el cual unos ciudadanos ponen en pie unas ficciones que permiten a otros reflexionar sobre sus proprias vidas, sobre lo que viven o sobre lo que querrian vivir.
(J. Mayorga)

Due coppie che vivono nella stesso Paese, nella stessa città, nello stesso condominio. Quattro persone che, come ogni persona, si assomigliano e differiscono per tanti piccoli particolari: cultura, sensibilità, biografia, professione, desideri, paure.
La differenza fondamentale, quella che muove la storia, è la loro nazionalità. Una coppia appartiene al Paese in cui vive, l’altra non appartiene a quel paese, vi è arrivata e ci abita senza permesso.
Diceva J.L.Borges che la nazionalità e il patriottismo sono atti di fede, concetti labili e discutibile. Ma tant’è, questo è il motore del dramma e di tanti fatti di cronaca del passato e del presente.
Una nuova legge mette a repentaglio la sicurezza della coppia straniera e da un potere, inatteso e casuale, alla coppia autoctona.

La lotteria della Storia fa si che qualcuno abbia dei vantaggi rispetto a qualcun altro, senza aver fatto niente per meritarli. La fortuna di essere nati nel posto giusto, al momento giusto da la possibilità ad alcune persone di esercitare un vasto potere su altre persone.

Qualcuno decide di utilizzare questo potere, senza sapere cosa farsene di preciso, semplicemente perché sarebbe sciocco non approfittarne.

Può darsi che per noi, abitanti di una terra di confine, non sia inutile specchiarci in questa storia.

Noi, che per pochi centimetri veniamo definiti “Svizzeri”, guardiamo con rancoroso sospetto quegli altri, che parlano la nostra lingua, condividono la nostra stessa cultura e buona parte della nostra storia ma che vengono definiti “Italiani”.

Note di regia
Parecen inofensivos, verdad? Pero en la oscuridad pueden ser muy peligrosos.
(J. Mayorga; “Animales nocturnos”)

Il testo di Mayorga parte da un antefatto che percepiamo come estremamente attuale: il problema dell’immigrazione di massa, lo spostamento verso “casa nostra” di masse sempre più numerose e incontrollabili di stranieri in cerca di una vita migliore.

Da questo punto di partenza che affonda le radici nell’attualità, la pièce si sposta verso un interrogativo assoluto: venendo investiti di un potere non cercato e immeritato, rendendoci conto che la nostra vita anodina è illuminata da un raggio di luce, che il bradisismo della Storia ci eleva al di sopra di altre persone , al di là del nostro valore personale, come potremmo approfittarne?

Il centro della nostra storia è Uomo Basso, il travet, l’uomo qualunque capace di rendersi conto dell’inattesa opportunità che gli si para davanti: esercitare un potere assoluto su un suo simile.

Non ha un progetto, non ha un fine chiaro, non è dotato della perversa fantasia necessaria per trasformare il potere in un vantaggio personale ma non vuole assolutamente perdere l’occasione.

Genet diceva di andare a teatro per vedersi riflesso in un personaggio, “come sono e ignoro di essere”. Lo specchio in cui vorremmo che i nostri spettatori si riflettessero è appunto Uomo Basso.

Il testo si muove sulle linee del realismo per quanto riguarda i dialoghi, i personaggi spesso nascondono i loro pensieri o, quando li espongono, non sono in grado, di esprimerli con chiarezza, i conflitti si esprimono nel non detto, nella contiguità di corpi che vorrebbero essere altrove o fare altro.

Nella struttura drammaturgica c’è un affascinante richiamo al teatro antico, con rapide giustapposizioni di scene che si svolgono in spazi tra loro differenti (come nel teatro elisabettiano per esempio).

Si crea in questo modo un cortocircuito tra la recitazione talvolta sommessa e il veloce susseguirsi di quadri e di frammenti temporali.

La recitazione
Es el signo de nuestro tiempo: sentimentalismo sin compasiòn.
(J. Mayorga; “El critico”)

Quelli che vorremmo mettere in scena sono dei personaggi realistici, in cui lo spettatore possa riconoscersi, a partire dai quali lo spettatore possa sentirsi chiamato in causa (“quel personaggio, le cui scelte non condivido razionalmente, mi somiglia”). La scelta di un registro realistico nella recitazione è il nostro tentativo di creare un disequilibrio nello spettatore.

Il realismo ci permette di lavorare sulle contraddizioni.
Uomo Basso potrebbe essere simpatico, nonostante i suoi gesti odiosi. In un certo senso la forza di Uomo Alto lo porterà alla sconfitta. Donna Alta è una fedele compagna che abbandona il marito. Donna Bassa è vittima silenziosa, poi donna acuta e comprensiva, stratega, complice.

Il realismo ci permette di lavorare sulle azioni trattenute.
Attacchi e parate, come in un duello in cui i contendenti sono quasi immobili. Parole che il pubblico percepisce nonostante non vengano pronunciate, gesti desiderati e mai compiuti (come dovrebbe accadere in una commedia cechoviana).
Il divario tra quello che un personaggio fa e quello che vorrebbe fare genera l’empatia di chi guarda, tanto la commozione quanto il senso del ridicolo di questi anti-eroi così simili a noi.

La scenografia
Calderòn de la Barca,…,Shakespeare,…, Jarry,… Brecht… Mayorga… C’è una lunga linea che unisce forme di teatro tra loro diverse ma unite dalla astrazione delle scenografie. Leggendo Mayorga si nota immediatamente la scelta stilistica della rapida giustapposizione di situazioni sceniche.
Niente scenografia ma bensì uno spazio scenico, in forma di gabbia
Nessun oggetto reale: in scena sono rimasti solo i rumori delle cose. Un altro passo verso l’estetica della precarietà, della leggerezza, dell’instabilità. Il bar, gli appartamenti, i luoghi di lavoro sono spazi fragili, che il vento della Storia può spazzare via da un momento all’altro.

I costumi
Ad ogni scena i personaggi cambieranno abito, rapidamente. Nell’instabilità delle loro vite, il fatto di assumere una forma esteriore adatta e riconoscibile, diventa fondamentale per sopravvivere e difendersi.

ANIMALI NOTTURNI, Di J.Mayorga

Con:
Marco Bellocchio
Matteo Ippolito
Vanessa Korn
Margherita Saltamacchia

Scene: Eugenia Tartarelli
Costumi: Alberto Allegretti

Regia: Luca Spadaro e Massimiliano Zampetti

Debutto
Lugano, Teatro Foce
9,10,11 febbraio 2018

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