cattiverie teatro d'emergenza lugano

Per il mestiere che mi è toccato in sorte, mi accade molto spesso di guardare gli spettatori e in particolare le loro reazioni dopo uno spettacolo.

Ecco una piccola selezione di quanto accaduto dopo le prime repliche di “Cattiverie”.

Due spettatori mi hanno abbracciato in silenzio. Si tratta di un abbraccio molto particolare che si riserva solo a chi fa teatro.
Ti adocchiano da lontano, compongono sulle labbra un sorriso enigmatico, vengono verso di te  e ti abbracciano senza dire una parola. Questo gesto è appannaggio esclusivo dei teatranti, solo gli attori e i registi abbracciano in questo modo altri i colleghi dopo lo spettacolo. E quando lo fanno quel gesto  ha un significato molto preciso: significa che lo spettacolo non gli è piaciuto ma che non vogliono infierire.

Quattro spettatori si sono addormentati. Molti lo ritengono un gesto maleducato, il dormire a teatro, o peggio il sintomo di uno spettacolo noioso. Ma per i veri conoscitori non è così. Un brutto spettacolo a me fa arrabbiare e quando mi arrabbio non riesco a dormire. Il desiderio segreto di alcuni dei più visionari tra i maestri del teatro è stato quello di una platea strapiena di uomini e donne addormentati… (“Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni…”)

C’è stato poi uno spettatore di genere rarissimo: il critico emozionato. Non voglio dire con questo che i giornalisti siano sempre contrariati dai miei spettacoli né, come sostiene qualcuno, che gente di quella risma sia priva di sentimenti. Intendo dire che non l’avevo visto mai da vicino. Il critico, per sua natura, non si intrattiene dopo lo spettacolo, ma corre via, nel suo antro a vergare reprimende o a incidere lodi. Ma questa volta una persona della razza dei critici era presente a una delle ultime prove e non potè fuggire per tempo e dunque la vidi, e mi parlò. E mai mi era accaduto prima di vedere dal vivo un critico contento.

Tutti gli spettatori credo, quelli annoiati e quelli commossi, quelli saccenti e quelli ignari, tutti sono rimasti spiazzati del finale. Così almeno mi è parso. In questo spettacolo, che vuole essere leggero, stupido, crudele e almeno un poco necessario abbiamo sparso qua e là gratuite cattiverie. Quella che mi sembrava la più innocua di tutte fu quella che ebbe il maggiore effetto: al momento dei saluti finali, gli spettatori, come è d’uso, cominciano ad applaudire. Gli attori escono per ringraziare e poi rientrano in quinta. Gli spettatori continuano l’applauso. A questo punto gli attori, fingendo sorpresa per l’insistenza del battimani, dovrebbero uscire di nuovo, e così via fino a quando il pubblico lo desideri. Ecco: gli attori di “Cattiverie” quando uscivano, uscivano sul serio e non rientravano più. E gli spettatori, vedendosi defraudati di quel loro piccolo potere di potere fare andare gli attori avanti e indietro a piacer loro, gli spettatori reagivano.

Quest’anno il finale sarà diverso…

9 e 10 dicembre 2017 al Teatro Foce di Lugano.
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