I corsi di Teatro d’Emergenza funzionano così: ogni anno scegliamo un punto di vista particolare da cui osservare il teatro e da lì partiamo per un viaggio di ricerca.

Gli allievi non sono divisi per classi, neofiti ed esperti si mescolano in un gruppo eterogeneo, dove chiunque può imparare qualcosa dai compagni di viaggio: chi è alle prime armi “ruberà” un po’ di mestiere a chi fa teatro da anni, chi studia da più tempo potrà osservare con gli occhi freschi dei nuovi compagni i vecchi meccanismi di lavoro.

Ogni anno, dicevo, scegliamo un punto di vista da cui osservare il teatro, un titolo per il nostro percorso, una meta per il nostro viaggio.
Quest’anno partiremo per la Grecia, Quinto secolo avanti Cristo.
Il lunedì lavoreremo sulla Commedia, il mercoledì sulla Tragedia.

Esplorare un teatro così lontano da noi, apparentemente ostico e sepolto dai secoli, sembrerebbe un azzardo, ma così non è. Ci permette invece di avvicinarci un po’ all’essenza del teatro: cosa c’è in comune tra quelle storie e quelle del nostro tempo? Qual è il minimo comun denominatore che fa sì che l’arte di quel tempo e la nostra si chiamino entrambe Teatro?
Sappiamo che a quell’epoca non si usavano scenografie, che non esistevano repliche, che il corpo e il volto dell’attore erano completamente coperti dal costume e dalla maschera. Conosciamo gli immensi teatri di pietra e alcune parole che sono rimaste scritte e che gli attori di quel tempo pronunciarono. Ma le cose che ignoriamo sono molte di più di quelle che sappiamo.

Il lunedì lavoreremo sulle commedie. A leggere quei testi di quasi tremila anni fa si rimane a bocca aperta: sembrano scritte ieri, i meccanismi della comicità sembrano essere rimasti gli stessi. Ma è davvero così? Cos’è che ci fa ridere? Come si riesce a fare ridere? Quale misterioso meccanismo si accende tra attore e spettatore per fare esplodere l’ilarità? Cos’hanno in comune la barzelletta e lo scivolone sulla buccia di banana, la frase sarcastica e il gioco degli equivoci?

Il mercoledì lavoreremo sulle tragedie. A sfogliare qualche pagina di Eschilo, di Sofocle o di Euripide spesso ci si domanda: ma come si fa a mettere in scena questa roba? Ma come mai Edipo e Antigone sono sopravvissuti al loro tempo e ancora vengono messi in scena? Ecco un teatro diversissimo da quello che facciamo oggi. Il coro, i lunghi monologhi descrittivi, le divinità che compaiono in scena: come tradurre questi elementi perché parlino al pubblico di oggi? La tragedia antica ci obbliga ad esplorare i confini della nostra espressività, a trasformare il nostro corpo e la nostra voce per rappresentare qualcosa di ancestrale.

Insieme ai due insegnanti storici di Teatro d’Emergenza, Max Zampetti e Luca Spadaro, ci verranno a trovare attori che hanno calcato le scene del Teatro Greco di Siracusa e poi danzatori, insegnanti di voce, clown e stuntmen.

I corsi cominciano lunedì 2 ottobre e mercoledì 4 ottobre, alle 20.00, presso la nostra sala prove in Riva Caccia 1 a Lugano.

Per informazioni e qualsiasi domanda scrivici a compagniateatrodemergenza@gmail.com