Gente che parla da sola, ovvero L’arte del monologo da Euripide a Rodrigo Garcia

Ipocrita! O meglio: hypocritès.

Duemilacinquecento anni fa in Grecia questa parola significava attore.

Ipocrita: una parola evidentemente invecchiata male, che in origine non aveva alcuna accezione negativa. Ripercorrendone l’etimologia si scopre che questa parola voleva dire semplicemente “colui che risponde”.

Ma quante volte nella storia del Teatro l’attore, “colui che risponde”, l’artista del dialogo, si è trovato a parlare da solo.

È accaduto nella Grecia antica, dove i personaggi raccontavano in lunghe tirate morti, orrori, disgrazie e tutto quello che sulla scena non si sarebbe visto. Accadeva ai giullari, precursori medievali dell’one man show.

Accadeva all’epoca di Shakespeare, con i soliloqui universalmente noti di Amleto, di Shylock, di Lear.

Accadde persino con il realismo, con l’artificio di un pensiero espresso ad alta voce.
Ci fu a metà del ‘900 uno scrittore che compose un monologo in cui l’attrice restava in silenzio per un’or e mezza.
E poi, negli ultimi cent’anni le conferenze sui danni del tabacco di Cechov, le telefonate d’amore di Cocteau, le narrazioni di Paolini, Curino, Celestini.

Per recitare un monologo c’è bisogno di una tecnica specifica molto accurata, perché l’attore, colui che risponde, rimane da solo sul palco, senza nessuno a cui reagire, con il rischio di perdere i tempi e i ritmi del suo agire.

Quante volte ci sarà capitato di vedere un vecchio trombone o un giovane inesperto impantanarsi nei meandri di un monologo.
Chiunque di noi ci abbia provato lo sa: il corpo diventa legnoso, come quello di una marionetta, la voce si muove qua e là in inutili giravolte arzigogolate, la vista si annebbia fino a non distinguere più l’obiettivo a non vedere più lo spettatore. In una parola si passa dal teatro al virtuosismo vuoto e fine a sé stesso.

Teatro d’Emergenza dedica due fine settimana allo studio dell’Arte del Monologo.
Quattro giorni per farsi domande, per seminare ipotesi di lavoro insieme a due attori di Teatro d’Emergenza.
Due percorsi simili su due forme di Teatro molto diverse tra loro.

Dal 25 al 26 novembre, con Silvia Pietta, “Le parole del teatro antico”.
Due giornate per conoscere le peculiarità della tragedia greca a partire da “Le Troiane” di Euripide

Dall’8 al 10 dicembre, con Sebastiano Bottari, “Il seme della follia”.
Un percorso di ricerca attraverso le forme del teatro contemporaneo

Per informazioni e iscrizioni: compagniateatrodemergenza@gmail.com oppure +41 763467488.silvia pietta corsi di teatro d'emergenza lugano