Rassegna Stampa – Teatro d’Emergenza

“NEL BOSCO DELL’ALTERITÀ UMANA”

Storie intrecciate nel buio della notte

Un’intrigante componente subliminale percorre Animali notturni, il testo di Juan Mayorga che la regia di Luca Spadaro e Massimo Zampetti ha recentemente diretto per il Teatro d’Emergenza al suo debutto sul palco del Teatro Foce di Lugano per la rassegna Home.
Attraverso la storia di due coppie vicine di casa e dalle vite intrecciate, si inanellano incontri al limite del paradossale in cui scorre il dramma dell’emigrazione, dello spaesamento in terra straniera, in balia di leggi che possono cambiare e sconvolgere le sorti.
Due dimensioni dunque per entrare in quella «lotteria della storia» a cui stiamo assistendo e che appartiene a decine di migliaia di esseri umani lungo un esodo senza fine. Ma è anche il gran tema che l’autore madrileno inquadra nella fragilità dell’essere umano da cui lo spettatore esce più ricco di esperienza, in un contesto dove il teatro può rendere visibile la contraddizione (…) e può far pensare a ciò per cui ancora non ci sono parole.

di Giorgio Thoeni
19 Febbraio 2018 Azione – leggi tutto l’articolo

“IL PEGGIO DELL’UMANITÀ, CON ALLEGRIA”

IN SCENA Il Teatro D’Emergenza propone Cattiverie

Luca Spadaro ha mano felice per la drammaturgia.
Era però dal 2011, anno di Ulisse nascita di un eroe, che ci lasciava a bocca asciutta. Da poco ha fortunatamente aggiunto Cattiverie al repertorio del suo «Teatro d’Emergenza».
Con casuale similitudine al recente exploit di Marthaler che accarezza l’idea della morte del teatro. Se il regista di King Size lo lascia dedurre, la «cattiveria» di Spadaro non lascia dubbi sulla tesi, come in uno dei sornioni ammonimenti snocciolati in apertura e destinati al pubblico: «il teatro è morto ma questo non dà diritto al rimborso del biglietto».
Cattiverie ha debuttato al Teatro Foce di Lugano e al Paravento di Locarno ma meriterebbe vita più lunga. Sia per l’originale struttura drammaturgica sia per la regia di una squadra di ottimi attori.
Si tratta, citiamo, di «tre pezzi brevi per capire chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo e per risolvere una volta per tutte i sempiterni problemi che attanagliano l’umanità: la povertà, la violenza dell’uomo e lo smaltimento delle vittime.»
In sostanza sono tre monologhi liberamente tratti da alcuni vecchi libri scritti da gente molto saggia. Come in un «varietà», fra siparietti e canzoni, ecco tre «sketches» cuciti con modalità differenti.
La feroce provocazione satirica dell’Autore di Gulliver per combattere la fame in Irlanda: macellare e mangiare bambini. L’ironica apologia sulla perfezione dell’omicidio.
L’apice dell’orrore disumano da una (finta) lettera ritrovata fra le rovine del ghetto di Varsavia: una preghiera blasfema rivolta a Dio all’ultimo ebreo superstite prima di scrificarsi in un disperato atto di resistenza.
Oltre alla regia di Luca Spadaro, autore di uno spettacolo intelligentemente «politico», un deciso plauso va agli attori: Matteo Ippolito (alter-ego di Lenny Bruce inseguito da risate artificiali come in uno «stand-up» televisivo), Sebastiano Bottari (minuzioso conferenziere «noir» in stile cechoviano), Massimiliano Zampetti (dispensatore di consigli e struggente controfigura sul finale) e Silvia Pietta (intensa e perfetta nel ruolo dell’attrice che studia la parte fino a trasfigurarsi nella tragedia). Bella presenza per il canto straniante di Valentina Londino. Chi se l’è perso vada al Teatro Libero di Milano il 17 e 18 giugno prossimi.

Giorgio Thoeni
8 maggio 2017 – Azione

“FINALE DI PARTITA” TRA DUE SOLITUDINI AL TEATRO SOCIALE

Sono due solitudini quelle che si sfidano e si confrontano in Finale di partita di Beckett, andato in scena recentemente al Foce, diretto da Luca Spadaro con Antonio Ballerio e Max Zampetti come protagonisti e che domani, giovedì’ 19 maggio, sarà di nuovo a teatro a Bellinzona, al Sociale, alle 20.45.
Un testo dove lo sguardo esistenzialista sul mondo è soprattutto quello di Hamm, il personaggio interpretato da Ballerio e bloccato sulla sedia a rotelle; è lui a dare conto dell’insensatezza delle cose, del defluire del tempo verso una fine che è quasi da festeggiare. Cloe, invece (Max Zampetti), non sta mai fermo: continua a spostare sedie, mobili, oggetti; guarda fuori dalla finestra , attende qualcosa, qualcuno.
La sua impazienza, ricca di momenti comici sottolineati bene dalla perizia di Zampetti, fa da contorcanto alla mobilità intellettuale di Hamm, che Ballerio rende benissimo, riuscendo a dare voce e spazio ad ogni sfumatura del pensiero, offrendo tutta una gamma di emozioni liquide e pronte a trasformarsi in altro – dalla malinconia all’isteria, dalla rabbia alla rassegnazione – dando plasticità a un personaggio che altrimenti, bloccato su una sedia, rischierebbe di morire in scena.
Non ci sono solo loro: da due bidoni escono – presenze/assenze dalla valenza quasi noumenica – i busti di Nagy e Nell, interpretati da Simon Waldvogel e Elena Strada (un’attrice di una sensibilità rara), i genitori di Hamm che la vecchiaia ha ridotto a rifiuti da smaltire. Hamm, bloccato, è l’unico che pare avere uno sguardo oggettivo sull’inferno: in alcuni anche se brevi momenti di lucidità, è lui ad avere il coraggio di denunciare che il re è nudo. Non c’è via di fuga, né salvezza in questo testo di Beckett, profondamente disincantato, sarcasticamente amareggiato; non c’è nemmeno nella messa in scena di Luca Spadaro, che fa un ottimo lavoro con gli attori per rendere plastico il contenuto dello scritto, avvalendosi anche di una scenografia spettacolare capace di creare un ambiente-personaggio. Una scatola chiusa dalla quale si può uscire (e si esce alla fine) solo con la morte, vissuta da Hamm come liberazione finale – ma non per questo meno sofferta – dal male di vivere.

Laura Di Corcia
18 maggio 2016 – Corriere del Ticino

FINALE DI PARTITA – L’ENIGMATICA PARTITA BECKETTIANA

Samuel Beckett con il suo Endgame ci ha consegnato un’opera aperta, «di cile e ellittica», come lui stesso la definiva. (…) Luca Spadaro con il suo «Teatro d’emergenza» ne ha allestito un mirabile esempio, un lavoro intenso e molto applaudito al Teatro Foce di Lugano. (…) In una versione fedele alle didascalie dell’autore, Spadaro per i personaggi ha aggiunto un trucco e costumi cadaverici (Eugenia Tartarelli, Alberto Allegretti): un grigio-mu a in tinta con l’umida stanza che li ospita (Giulia Breno, Matteo Cavenaghi). Fra gli interpreti spicca lo strepitoso Hamm di Antonio Ballerio accompagnato dalla verve clownesca e schizofrenica dell’ottimo Massimiliano Zampetti nel ruolo di Clov. Con loro le maschere surreali di Elena Strada e Simon Waldvogel nei bidoni della vecchiaia di Nag e Nell.

di Giorgio Thoeni
9 maggio 2016 Azione – leggi tutto l’articolo

BERNARDA ALBA, MADRE TIRANNA NELLA CASA DEL SILENZIO

Luca Spadaro ha fatto scelte coraggiose, la prima delle quali è stata quella di affidare alcuni ruoli femminili ad attori. La seconda consiste nell’aver creato una sorta di «tableau vivant» dai toni caravaggeschi per introdurre il pubblico alla cupa «deposizione» della salma del secondo marito di Bernarda Alba: un’efficace immagine funebre per offrire una prima chiave d’interpretazione della tragedia che si consuma fra lacrime di «piangitrici» nella casagineceo dove lei vive con cinque figlie vergini: Martirio, Angustias, Adele, Maddalena, Amelia. Nomi emblematici che giustificano un avvio pittoricofotografico forte che diventa corollario di una storia fatta di chiaroscuri misti a tinte forti.

di Giorgio Thoeni
9 marzo 2015 Azione – leggi tutto l’articolo

HA DEBUTTATO CON SUCCESSO AL FOCE DI LUGANO “IL SILENZIO È OBBLIGATORIO” DI MASSIMILIANO ZAMPETTI 

Tutto ebbe inizio con il primo concorso di scrittura teatrale realizzato nella Svizzera italiana (nelle altre regioni linguistiche iniziative simili esistono già da diversi anni) con l’intento di trovare e promuovere nuovi talenti in questo particolare settore.
Quel concorso fu vinto da Massimiliano Zampetti e il suo testo (insieme a quello degli altri due finalisti) fu adattato per una lettura pubblica che si svolse nel maggio del 2012 e successivamente trasmessa dal settore prosa di  Rete Due, coproduttrice dell’impresa.
Il premio, una borsa di 10.000 franchi, voleva essere un contributo ad una vera e propria messinscena teatrale (secondo la finalità stessa del concorso). Sono trascorsi da allora quasi due anni e finalmente ecco l’esordio in palcoscenico del progetto, accolto al Foce di Lugano nel weekend da una folta (si sono dovute aggiungere sedie) ed entusiasta platea (si replica oggi alle 17).
A dimostrazione, ancora una volta , che la produzione locale non è riservata ad una sparuta schiera di adepti.
Per la regia, anche questa messa a concorso, è stato scelto Luca Spadaro, attivo sul territorio con la sua compagnia Il Teatro d’emergenza e nell’ambito del MAT. Il “silenzio è obbligatorio”, che sviluppa per quadri una serie di veglie funebri da cui prende spunto una riflessione sulla morte, psicologica, sociale, in chiave grottesca, potremmo definirlo una sorta di vaudeville macabro, con l’apparente leggerezza, comicità di situazioni, tali da svelare ipocrisie, imbarazzi, cinismo, superficialità.

Manuela Camponovo
10 febbraio 2014  gdb.ch – leggi tutto l’articolo

LE SCELTE INTERPRETATIVE DEL “CUSTODE”

[…] Nello spettacolo di Teatro d’Emergenza troviamo un addensarsi, pur tra il non-detto, di parole, di frasi, di domande e richieste, non meno incomunicabili nel loro parossistico ripetersi, nella loro corrosiva ironia, ed un luogo affollato, stipato di oggetti, cianfrusaglie, ciarpame, sempre attuale come sintomo della modernità usa e getta e frutto di una nevrosi d’accumulazione.
Rifiuti inservibili di una società degradata, come relitti d’emarginazione sono gli esseri umani che confluiscono in questo habitat claustrofobico (le famose stanze pinteriane), concentrato dall’invenzione scenica di Giulia Breno in una sorta di scatola-gabbia. […]
L’originalità della versione del Teatro d’Emergenza è data soprattutto dalla scelta interpretativa. Massimiliano Zampetti ha dovuto invecchiarsi ad ‘arte’ per assumere il ruolo dell’anziano.
Nella sua sfida, straordinaria la trasformazione di Silvia Pietta, cioè una donna, che entra nei panni di Aston, il fratello compassionevole, l’Abele della situazione, sorprendente non tanto per il trucco, quanto per una resa vocale assolutamente persuasiva mai sfiorata dalla forzatura, che si esalta nel racconto-confessione dell’esperienza manicomiale; una resa perfetta pure dell’insieme del personaggio al limite dell’autismo sempre chino, intento ad aggiustare qualcosa, anche la sofferenza altrui, ma distrutto dalla vita. Mirko D’Urso ha dato corpo con plausibile naturalezza all’aggressivo e visionario millantatore Mick.

Manuela Camponovo
24 marzo 2012 – Giornale del Popolo

I VOLTI TICINESI DEL CLASSICO E.S. TEATRO E TEATRO D’EMERGENZA

[…]Il custode messo in scena da Luca Spadaro ha esplorato una caratteristica della società contemporanea: il facile cadere nelle mani di persone sbagliate, per timore e istinto e la crudele abilità manipolatoria insita in alcune persone.
La visione politica di Pinter è stata resa al pubblico con freschezza e franchezza di attori molto bravi, su tutti Max Zampetti (Davies), e di una scenografia tanto realistica da creare quella magica illusione che si cerca nel teatro. […] L’artigianato di Spadaro e Zampetti si è trasformato in arte, capace di portare lo spettatore oltre il testo, verso quella meschinità e tensione che solo i gesti possono raccontare.

Valentina Grignoli
LaRegioneTicino

TEATRO: ARTIGIANATO E UMILTA’

“Il nostro viaggio fra le compagnie della Svizzera Italiana ci fa incontrare il Teatro d’Emergenza, che questa sera a Lugano presenta la sua nuova produzione, ‘Il custode’ di Harold Pinter.
Con Luca Spadaro e Max Zampetti riscopriamo la ricerca umile di un teatro che ritorna a sé, al corpo, per scoprirsi artigianato prima che arte.
Una vocazione al lavoro e al sudore, mentre oggi vogliono tutti salire sul palco, non importa come e con quale esperienza”

Valentina Grignoli
16 marzo 2012 – laRegioneTicino

BECKETT E PINTER: DUE DEBUTTI CASUALMENTE A CONFRONTO

Con Il custode siamo di fronte a un teatro di negazione, della riduzione ai minimi termini dei personaggi: due fratelli e un vagabondo; è una sequenza di tempi in cui i protagonisti sopravvivono a loro stessi in un gioco di riflessi sui quali grava il peso della violenza a cui non si riesce a porre freno, senza vie di fuga. […]Nei due capolavori sembra essere presente in filigrana una domanda sull’infinito e l’incognita del supremo, il tutto coperto da un’assurda e involontaria comicità di gesti e di parole. In Pinter un’accozzaglia di cianfrusaglie soffoca lo spazio di una misera stanza. Le spinte tematiche dei due grandi autori si accarezzano e si respingono verso un unico risultato, la ricerca dei sentimenti, dell’amicizia, della spiazzante tenerezza di situazioni semplici, della passione e dell’inutilità della vita. […] Nella regia di Spadaro emerge il desiderio di una riscrittura e della sorpresa interpretativa: giovano in tal senso la scelta di un’attrice per la parte del più giovane dei fratelli accanto al taglio aggressivo dell’altro e una puntuale caratterizzazione del vecchio.

Giorgio Thoeni
26 marzo 2012 – Azione