L’attore che studia se stesso: alla scoperta di parole ed emozioni

L’idea è questa: registi, attori, danzatori, psicologi e neurologi si incontrano e provano a capire cosa accade quando si recita.

Il fatto è che spesso si recita ignorando quasi completamente come funziona quello strumento straordinariamente complesso che è l’attore.

Cosa facciamo in scena?
Quali meccanismi usiamo, coscientemente o senza accorgercene?
Quando riusciamo a creare una relazione con lo spettatore e con il testo?
Cosa vuol dire “recitare bene”?

Per questa ricerca inviteremo attori professionisti che già conosciamo ma vorremmo pure coinvolgere artisti di altre compagnie, con differenti esperienze così come allievi di recitazione e neofiti.

Proveremo a studiarci mentre recitiamo usando tre strumenti:

1- un questionario in cui i partecipanti potranno descrivere cosa accade loro quando sono in scena;
2- le conoscenze scientifiche legate al mondo dell’arte teatrale;
3- l’esecuzione di scene ed esercizi teatrali.

Lavoreremo su due grandi temi che coinvolgono il lavoro dell’attore: parole ed emozioni.

Le parole e la scena

Partiamo da un’esperienza piuttosto comune per chi fa teatro: soprattutto agli inizi della carriera parlare in scena genera una serie di problemi che altri tipi di azione non provocano. Spesso mi sento bloccato e “astratto”.

La parola è un tipo di azione umana molto comune ma spesso quando parlo su un palco faccio fatica a tenere presente il mio obiettivo e lo stato fisico.

Che differenza c’è nel raccontare un evento personale reale o recitare un monologo, a dialogare seguendo un testo scritto da qualcun altro o seguendo un canovaccio, a recitare in una lingua inventata o in una scena senza parole?

Il problema delle emozioni

Da secoli si discute di emozioni nel mondo del teatro: ci si chiede se l’attore debba farsi coinvolgere dalle emozioni o rimanere “freddo” durante la rappresentazione; ci si chiede se quanto accade in scena debba toccare lo spettatore solo dal punto di vista intellettuale o anche coinvolgerlo in maniera più “viscerale”.

Ma dopo tante parole spese sul tema sappiamo veramente cos’è un’emozione, a cosa serve e come può diventare parte dell’artificio dell’attore?

Alcuni scienziati ipotizzano che un’emozione non esisterebbe senza un corpo in cui manifestarsi.

Forse l’emozione è fatta di muscoli e respiro oltre che di memoria e pensiero.

E ora ecco la fatidica domanda: c’è qualcuno tra chi sta leggendo queste righe che è disposto a studiare insieme a noi questi temi?

Cerchiamo attori di prosa e di physical theatre, danzatori, allievi di recitazione e semplici curiosi.

Potete scriverci all’indirizzo compagniateatrodemergenza@gmail.com