I DANNI DEL POMODORO • prove settimana UNO

i danni del pomodoro

Il 3 gennaio 2022 sono cominciate le prove de “I danni del pomodoro”, il nuovo spettacolo di Teatro d’Emergenza.

Il processo di creazione si svolge come sempre al riparo dagli occhi del pubblico, in una stanza segreta che custodisce dubbi, scoperte e speranze. Ma forse può essere interessante non tenerla ermeticamente chiusa, quella stanza, lasciare trapelare qualcosa.


Quella che segue è la prima pagina di un diario con cui vogliamo raccontare al pubblico il nostro processo creativo.


Il punto di vista dell’attore

La prima settimana di lavoro è come salire sulle montagne russe. I primi due giorni, in particolare, sono terribilmente eccitanti. Ogni cosa che fai è completamente nuova, fresca e leggera. Cominci a muoverti, a parlare e tutto quello che fin lì era un foglio di carta con delle lettere stampate diventa immediatamente concreto. Ti senti bene, ti senti forte e intuitivo.

Questo spettacolo in particolare richiede un grandissimo sforzo fisico. Arrivando dalla quiete grassoccia delle feste, rimettere il corpo in movimento è una sensazione meravigliosa.

Il regista dà pochissime indicazioni e va bene così. Ho bisogno di “indossare” la parte, di sentirmela addosso, prima di occuparmi delle sfumature.

Poi arriva il terzo giorno.

Si ripete quello che si è già fatto e tutto diventa opaco, pesante, faticoso. Vedo chiaramente la distanza tra quello che faccio e quello che dovrei fare. Mi dico di non avere fretta, di procedere per gradi ma in realtà vorrei fermarmi su ogni frammento della scena per renderlo perfetto. Non si può. Abbiamo deciso che nei primi 14 giorni di prove dobbiamo imbastire l’intero spettacolo e solo dopo lavoreremo sui dettagli.

Il regista continua a dare pochissime indicazioni. Mi fanno male i muscoli.

Per fortuna non ho problemi a memorizzare il testo, per ora.


Il punto di vista del drammaturgo

Quando scrivo il testo e sono da solo in una stanza con il mio computer c’è un tarlo nascosto nei miei pensieri che continua a chiedermi: “Ma questa roba interesserà qualcun altro, oltre che te?”
Convivo con questa domanda fino al primo giorno di prove.
Quel giorno tutto cambia: nel corpo e nella voce dell’attore il testo diventa concreto, reale. Finalmente posso vederlo.

A questo punto il mio lavoro non è finito. Come un sarto che fa provare al cliente un abito di gala, così io adatto il testo a colui che lo dovrà interpretare. Ascolto l’attore che recita e prendo appunti. Ogni errore, ogni variazione è preziosa. Finita la seduta di prove riaccendo il computer e correggo, semplifico, cancello. L’attore, con pazienza, manda a memoria le modifiche.

Quello che vorrei è che il testo vestisse l’attore come una seconda pelle.

L’anno scorso ho scritto un testo in cui gli attori stavano in silenzio per tutto il tempo. Quest’anno: parole, parole, parole.


Il punto di vista del regista

In questo momento del processo creativo credo di essere la persona meno importante della compagnia.

Osservo e basta. Già questo fatto di osservare è estremamente impegnativo, non è mai stato così impegnativo come quest’anno.


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