Fare teatro è un’attività piuttosto strana: dentro a una stanza con tre pareti un gruppo di persone balla e si siede, si innamora e muore, litiga, mangia, combatte e si sveglia, mentre un altro gruppo di persone, solitamente sedute al buio, osserva in silenzio.
 
Per imparare a fare teatro esistono delle scuole che sembrano covi di folli.

Il fatto è che per imparare qualunque altra delle arti umane, bisogna studiare dei movimenti nuovi: per suonare un pianoforte bisogna rieducare le proprie dita, addomesticarle perché imparino a correre sui tasti; per dipingere è necessario il misterioso legame che unisce l’occhio al polso; e così per la scultura, la danza e ogni altra forma d’Arte.

Per il teatro no.

Diceva il protagonista di una celebre commedia di Cechov che 
in scena si mostrano:
 
“uomini intenti a mangiare, a bere, ad amare, a camminare, a portare la propria giacca.”
 
E qui sta la stranezza di una scuola di recitazione: entri in aula e qualcuno cercherà di convincerti che devi imparare di nuovo a camminare, a parlare, a leggere addirittura.
Ma la cosa ancora più strana è che dopo qualche giorno molti allievi pensano che, sì, era proprio necessario.
 
Ogni tanto, alla fine di una lezione, provo ad immaginare cosa potrà dire un allievo di quello che è gli è accaduto in aula:
 
“Beh, ho lanciato dei bastoni e poi una palla, ho corso senza fare rumore, mi sono sdraiato sul pavimento e ho strisciato. Poi ho fatto a pugni con un mio amico, per molte volte di fila. Ho emesso dei suoni che non significano niente ma che, a quanto pare, sono molto importanti per parlare. Mi sono seduto su una sedia fingendo di essere imbarazzato e di non volere farlo sapere a nessuno.  E per finire ho raccontato ai miei compagni il viaggio in autobus che ho fatto questa mattina per andare al lavoro.”
 
Sì riesco proprio ad immaginarlo un allievo soddisfatto che racconta a un suo amico quello che ha fatto a lezione.
E riesco ad immaginare con altrettanta chiarezza lo sguardo perplesso dell’amico, mentre cerca di capire il motivo di tanto entusiasmo.
 
 “Immaginavo che a lezione di teatro si recitasse.”
 
Sì, è quello che proviamo a fare.
 
E nonostante le apparenze:
“c’è del metodo in questa follia”.
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