La costruzione di uno spettacolo

Capitolo 1: dialogare con il testo

La costruzione di uno spettacolo.
Dopo aver scelto cosa raccontare, dopo aver capito perché è così necessario raccontare proprio quella storia e perché proprio adesso comincia il lavoro vero e proprio del teatrante.

Se c’è un testo all’inizio della nostra messa in scena, ci toccherà smontarlo e capire come funziona.
Un buon testo teatrale è un alternarsi di pieni e di vuoti di tracce che emergono dal terreno e di misteri sepolti in profondità.

Una mia compagna di lavoro, all’inizio di questa nuova avventura teatrale mi ha chiesto:
Perché il testo che metteremo in scena si intitola Il calapranzi?
Ok, in scena c’è quella specie di ascensore per alimenti che viene chiamato così ma perché Pinter ha deciso di metterlo nel titolo della sua commedia?”

In realtà Pinter ha voluto giocare con le parole.

Il titolo originale della pièce è The dumb waiter che vuol dire “calapranzi” ma che letteralmente significa “lo stupido che aspetta”.

Pagina dopo pagina, scena dopo scena, ci rendiamo conto che la pièce narra di due killer che aspettano un ordine, aspettano una vittima, aspettano una fine. Due tizi aspettano, senza raccapezzarsi su quel che succede intorno a loro.

La loro attesa dissennata era già nel titolo, nascosta in bella evidenza.

All’inizio la storia sembra un noir, una classica scena tra due killer della mala, come ne abbiamo visti in decenni di film ma poi qualcosa si trasforma e la scena diventa uno specchio: quei killer rappresentano noi spettatori, noi tranquille persone benestanti, con molti benefit e poche domande da porsi.

All’inizio sembra che i due personaggi siano uno burbero e sicuro, l’altro stupido e candido.

Ma quasi subito ci accorgiamo che anche questo è un inganno, che dietro lo sguardo truce si nasconde la paura, dietro alle domande petulanti e ingenue brilla la scintilla dell’intelligenza.

Come in ogni noir che si rispetti, anche ne “Il calapranzi” ci sono una serie di indizi che una volta decodificati mostreranno il vero volto delle cose.

E così mettere in scena Pinter diventa un vero e proprio lavoro di indagine, un dialogo con l’intelligenza di un drammaturgo che gioca e ci mostra con lucida cattiveria l’essenza di quello che siamo.

A volte una messinscena teatrale nasce così: osservando le parole di una commedia per scoprirne la faccia segreta

Il calapranzi, Teatro Foce Lugano, 29,30 novembre, 1 dicembre 2019