La leggenda delle emozioni teatrali

A proposito di emozioni teatrali, la leggenda narra che dopo un meraviglioso atto teatrale, uno spettatore commosso abbia chiesto a un attore giapponese:

Come hai fatto a creare una scena così emozionante? Nascondevi un pensiero nel profondo della tua mente? Ti aggrappavi a un ricordo della tua vita passata? O utilizzavi una tecnica speciale per smuovere le profondità del tuo animo? ” 

L’attore rispose: “Niente di tutto questo. Avevo venti passi da fare, contavo a ogni passo: uno, due, tre…” 

(Io non ho visto quell’attore giapponese ma ho visto l’attore russo che era Lopachin nel Giardino dei ciliegi diretto da Dodin: attraversava il lungo palco del Teatro Strehler con passo lento e noi spettatori trattenevamo il fiato, commossi.) 

La leggenda dell’attore giapponese vuole significare che non è necessario “sentire veramente” un’emozione per commuovere il pubblico. 

La domanda principale resta però insoluta: che cosa faceva l’attore giapponese in quella scena per commuovere così profondamente il pubblico? 

Se per attivare un’emozione in chi ci guarda bastasse contare i propri passi mentre si cammina tutti potrebbero fare gli attori senza nemmeno il bisogno di studiare una tecnica.

Ma naturalmente non è così.

Un’altra leggenda del teatro racconta che una grande attrice del secolo scorso fosse in grado di arrossire a comando: tutte le sere, nella stessa scena, allo stesso momento le sue guance si coloravano di porpora.

Pare che il pubblico ne fosse molto colpito e attribuisse il fenomeno alla profonda immedesimazione che l’attrice era capace di raggiungere.

Ma come facesse in realtà nessuno l’ha mai saputo: era un trucco da illusionista o la capacità straordinaria di controllare i meccanismi del suo corpo o ancora un fenomeno che aveva a che fare con il pensiero?

La Storia del Teatro è piena di queste leggende, i libri dei grandi Maestri parlano di continuo del misterioso mondo delle emozioni.

Molte teorie sono state fatte al riguardo e molte ancora se ne faranno  ma quasi tutti concordano su un fatto: ovvero che l’emozione non può essere controllata direttamente da chi recita.

Ma forse la domanda più importante sta a monte di tutto questo, delle teorie, degli attori e della tecnica, forse la prima domande è questa:

Perché abbiamo bisogno di emozionarci per capire fino in fondo una storia?

In questo periodo di teatri chiusi, stiamo utilizzando il nostro molto tempo per cercare di capire qualcosa delle emozioni a teatri.

Rileggiamo Stanislavskij, Diderot, Craig, Stella Adler e gli altri maestri; scopriamo gli studi che gli scienziati dedicano alle emozioni e all’arte di recitare e facciamo domande a chi ha voglia di rispondere…

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