Maschere trasparenti – Corsi di teatro estivi per adulti

Molti allievi in questi giorni mi stanno chiedendo: “Ha senso fare lezione di teatro in queste condizioni?”

Lo chiedono perché sanno che il mio approccio al teatro è legato al lavoro fisico ed esperienziale.

Per qualunque cosa si parte dal corpo, persino per dire il testo di un monologo. Si creano sequenze di movimento per ogni atto teatrale e ogni sequenza viene indirizzata verso un bersaglio che si chiama “relazione”.
Tutto questo, mi si chiede, è possibile farlo a distanza di sicurezza e a volto coperto?

Posso dire con certezza di sì.

I moduli di lavoro che stiamo sviluppando per quest’epoca di pandemia di concentrano sulla “propriocezione”.

Cosa significa?

Avete presente quell’esercizio in cui si prende in mano una tazzina immaginaria e si beve del caffè inesistente? In quel caso gli oggetti non ci sono e questo fa sì che la nostra attenzione aumenti in modo esponenziale.

Ora finalmente _vediamo_ i nostri movimenti quotidiani.

Avete mai provato a recitare una scena realistica con una maschera neutra sul volto?
Ora che non avete più espressioni facciali ogni sfumatura del vostro movimento corporeo si farà molto più evidente.

Così faremo noi cercando di comprendere e “sentire” la prossemica proprio nel momento in cui non ci saranno corpi intorno al nostro.

Beckett, Kroetz, Fo, Bennett saranno alcuni degli autori attraverso ai quali sperimenteremo l’affollata solitudine dell’attore solo in scena.

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