Eccoci qua, alle prese con una nuova storia da raccontare e una nuova persona da presentarvi: Michela Tilli.
I primi giorno di prove sono passati in un lampo, come sempre.
In scena ci sono i miei attori più fidati: Max Zampetti, compagno di giochi teatrali da ormai 25 anni, e Silvia Pietta che sta con noi da quando si diplomò in accademia, nel lontano 2008. Lavorare con questi due attori per me significa “giocare in casa”.
Ma oggi c’è qualcun altro alle prove: seduta in platea c’è Michela Tilli, l’autrice dell’opera cui stiamo dando forma.
C’è un’emozione particolare quando si lavora sul testo di una scrittrice vivente e, se vogliamo dirla tutta, una preoccupazione in più.
Perché c’è il rischio che costei all’improvviso appaia a teatro e provi a specchiarsi in quello che accade in scena, per vedere se assomiglia a quanto aveva immaginato e scritto.
C’è capitato un mese fa, in una sera d’estate a Ligornetto, con Anna Felder.
E sabato è successo di nuovo.
Abbiamo invitato Michela Tilli in sala prove e lei è venuta a trovarci.
Noi eravamo al lavoro da cinque giorni soltanto, non avevamo scene pronte e confezionate da mostrare e quindi l’abbiamo fatta assistere alle nostre improvvisazioni.
Non è un testo facile, quello di Michela Tilli: parla di fantasmi e d’amore, di dio e di Bach, del tempo che passa e di quel che si può mangiare nell’attesa che passi.
I personaggi parlano sottovoce di cose gigantesche, a volte bofonchiano, poi smettono di parlare e fanno altro, per lo più provano ad esistere.
Noi stavamo provando da cinque giorni appena.
Quando siamo all’inizio delle prove usiamo il testo come un canovaccio in cui le parole si sciolgono nelle azioni, come una bussola per orientarci lungo le nostre improvvisazioni.
L’autrice guardava attenta il lavoro degli attori e io non sapevo immaginare che effetto le avrebbero fatto, a lei che è una scrittrice, quelle parole rimescolate, quelle didascalie strapazzate alla ricerca di un respiro e di una forma.
Perché le prove sono così, un fragile caos, e chi non è del mestiere chissà cosa ci vede.
E immaginavo un silenzio imbarazzato e poi qualche balbettante spiegazione e un frettoloso arrivederci.
Invece l’autrice, finita la prova, ci ha guardato e ci ha detto:
“È proprio come lo avevo immaginato.”
E io ho capito di aver trovato una nuova compagna di giochi.
Opinioni di un medico agnostico”, di Michela Tilli
Regia di Luca Spadaro
Con Silvia Pietta e Massimiliano Zampetti
16,17,18 novembre 2018 – Teatro Foce, Lugano