La storia

Opinioni di un medico agnostico.
Un medico rientra a casa stanco, la sera, dopo il giro delle visite ai suoi pazienti.
Ritrova, come al solito, i dialoghi con la moglie, la cena lasciata in caldo dalla Teresa che si occupa della casa, i suoi libri accanto alla poltrona, la bottiglia di whisky, la musica classica e le attenzioni di Wanda, una misteriosa vicina.

Sono gli elementi che popolano da troppo tempo le sue notti insonni.

Ma quella notte, tuttavia, le cose andranno forse in modo diverso, perché prima di rientrare il medico ha fatto uno strano incontro.
Un uomo molto particolare gli ha parlato di Dio, e Dio non è un argomento che si possa mettere da parte con tanta facilità, persino per un razionalista agnostico come lui.
Soprattutto per uno come lui, che ultimamente non fa altro che riflettere sulla vita, sul senso del suo lavoro di cura, sulla disperazione che nasce dal vedere che alla fine sono sempre il dolore e la morte ad averla vinta.

Cosa succederà prima del mattino?
Quali altri incontri straordinari lo aspettano?

La medicina si prende cura dei corpi per allontanare la morte e la sofferenza e il suo successo si basa sui presupposti della scienza.
Il corpo è una macchina e come tale viene continuamente tenuto sotto controllo e aggiustato. Viviamo più a lungo e con meno dolore.

Ma a cosa servono tutti questi sforzi se non capiamo il senso del nostro passaggio su questa terra?
Ed è accettabile raccontarci delle storie per consolarci o illuderci che la vita continui oltre la morte?
Oppure il senso di tutto si trova proprio nelle storie che ci raccontiamo l’un l’altro, a partire dagli antichi miti per arrivare ai racconti frammentati dell’arte contemporanea?

La rivelazione della parola divina, che per molti rappresenta l’incontro decisivo con la fede e con la salvezza, per chi non crede non è altro che uno di questi tentativi.
Il medico che si sente inutile e impotente, perché il suo affannarsi serve soltanto a procrastinare la fine inevitabile, è l’uomo che non si arrende, che non vuole cedere alla disperazione, ma si rimette continuamente in gioco.

Di nuovo alla ricerca, con il lumicino, per rischiarare il buio che ci circonda.
E in assenza di risposte, non esita a rinnovare giorno dopo giorno le domande, trovando se non altro amore, cura e attenzione.
Perché a volte la domanda più importante da rivolgere a qualcuno può essere un semplice “Come stai?”.
Michela Tilli

Note di regia

Un testo contemporaneo, una prima assoluta sul palcoscenico, la possibilità di collaborare durante le prove con l’autrice.
Queste sono le principali particolarità della produzione 2018/2019 di Teatro d’Emergenza.
La collaborazione con la scrittrice Michela Tilli, dura già da qualche anno e verte sul rapporto tra scrittura e rappresentazione scenica. Di qui la volontà di collaborare con la messa in scena di un testo inedito.

La commedia “Opinioni di un medico agnostico” mescola due sapori molto diversi per ottenere una miscela ricca e intrigante.
Da una parte la figura di un medico, personaggio quasi cechoviano, che riempie il palco con le sue chiacchiere, le sue riflessioni, le immagini della sua vita concreta e riconoscibile.

Dall’altra il personaggio onirico.
In mezzo tra questi due personaggi, l’assenza ingombrante di Dio.

Ci troviamo di fronte a un testo drammaturgico di assoluto valore, che si fa carico della grande tradizione del teatro del lungo Novecento, quella che da Cechov si muove fino a Pinter (e al contemporaneo Mayorga, che abbiamo messo in scena la stagione passata).

Una tradizione che si rivela in due caratteristiche specifiche.
Da un lato il fatto di credere nella forza delle storie e dei personaggi.
Dall’altro la coraggiosa capacità di affrontare i grandi temi che ci stanno a cuore senza diventare astratta teoria.
Come per i grandi personaggi della tradizione, questo medico emerge dalla pagina scritta per diventare esperienza reale e memorabile.

Rispettando la nostra pluriennale tradizione, anche questo spettacolo sarà tutto incentrato sull’attore, riducendo al minimo gli aspetti scenotecnici per consentire al lavoro dell’attore di stagliarsi sul palco con la sua potenza espressiva.

Per questo progetto tornerà in campo la “vecchia squadra” di Teatro d’Emergenza.
Il regista Luca Spadaro lavorerà infatti con i suoi due attori storici Massimiliano Zampetti (con cui collabora da 25 anni) e Silvia Pietta (attrice della compagnia da quasi 10 anni).
Sarà un momento importante per la Compagnia, che avrà modo di rimettere alla prova le metodologie di lavoro affinate nell’ultimo decennio.
Luca Spadaro

La recitazione

Due personaggi di natura completamente diversa che si fronteggiano e interagiscono.

Il marito beve, si ubriaca e la moglie si deforma.
Questo è il centro del lavoro tecnico per gli attori impegnati nello spettacolo: calibrare due generi di recitazione che da piani diversi si intersecano mantenendo un equilibrio sempre in bilico, sempre sul punto di spezzarsi.

Lui beve, la notte trascorre, la stanchezza e la tristezza lo sopraffanno.

Un esercizio tecnico che Massimiliano Zampetti ha già sperimentato, fatte le debite differenze, nella messa in scena de La notte del lupo cattivo, dove l’attore deve calibrare il passaggio in un crescendo che si muove verso il delirio alcolico.

Lei appare, all’inizio sembra un personaggio reale e concreto. Poi comincia per l’attrice il gioco delle variazioni. Essere dialogante, poi immagine lontana che suo marito crea e osserva, e poi ancora figura deformata dallo stato psichico deformato del marito, immagine che da nitida si fa sfumata e poi trasparente.
Ecco il lavoro, più interessante e difficile sarà quello di trasformare la “consistenza” del personaggio della moglie.

Scenografia e costumi

Anche scenografie e costumi vivono del contrasto tra i due personaggi.
Lo spazio della scena è da un lato sintesi di un’abitazione borghese, dall’altro luogo in cui si dipana le fantasmagorie del medico.
La moglie talvolta usa i mobili in maniera coerente, talaltra ci sale sopra e quasi da l’idea di galleggiare a mezz’aria.
Così pure i costumi, l‘abito del medico rappresenta il concreto abbigliamento di un professionista di mezza età. I vestiti di lei si trasformano come si trasforma l’immagine di un sogno. A volte più definito, a volte velato dal tulle della fantasia.

Opinioni di un medico agnostico

di Michela Tilli

Regia
Luca Spadaro

Cast
Silvia Pietta
Massimiliano Zampetti

Debutto
Lugano, Teatro Foce
16,17,18 novembre 2018
Info e prenotazioni qui.

Locandina Opinioni di un medico agnostico di Michela Tilli