Laboratorio teatrale: il mistero delle parole in scena

Un attore cosa dovrebbe fare con la sua voce e con le parole quando è in scena? 

È una domanda più complicata di quel che sembra. Dalle prime lezioni di recitazione del giovane principiante fino all’ultima battuta dell’ultimo atto del grande attore la domanda è sempre la stessa: “Come devo dirla, questa battuta?”

E in realtà ci confondiamo fin da subito: parliamo di voce e già pensiamo alle parole, confondiamo cause ed effetto, non sappiamo dove finisce il respiro e dove comincia il pensiero. “Come devo dirla, questa battuta?”

La risposta, se c’è, si nasconde molto in profondità.

Viaggiamo all’indietro nel tempo, fino all’epoca remota in cui i nostri antenati erano poco più di scimmie bipedi senza coda.
Eccone due che stanno discutendo animatamente: le loro “parole” sono fatte di gesti (prendo, colpisco, indico, …) e di sguardi. La voce è solo una specie di sottofondo.

Restiamo nel passato ma in un epoca molto più vicina all’oggi, quando noi eravamo piccoli, quando avevamo un anno o poco meno, e sperimentavamo la prima forma di comunicazione.

Siamo in piedi su una sedia.

Di fronte a noi, sul tavolo, c’è il nostro biberon.
È troppo lontano per riuscire a prenderlo.
Dovremmo scendere dalla sedia, camminare con a nostra andatura incerta fino alle gambe della mamma, arrampicarci fino al suo grembo e poi recuperare l’oggetto dei nostri desideri. Troppo faticoso, troppo pericoloso.

Allora che fare?

Il bambino allunga il braccio “come se” volesse raggiungere il biberon ma in realtà non fa nulla per prenderlo veramente. Unisce al movimento un suono, un lungo “mmmm” stizzito e imperioso”.

La mamma capisce, prende il biberon e glielo mette tra le mani.

Questi due esempi semplificano quello che ci dicono gli scienziati riguardo alla nostra voce: i suoni che emettiamo fin da piccoli, fin dalla notte dei tempi e che oggi sono diventati le nostre parole sono, in tutto e per tutto, delle forme di azione, come quelle che facciamo con le mani o con una qualunque altra parte del nostro corpo.

Con le parole in scena posso colpire o accarezzare, spostare oggetti e persone, cambiare il mono intorno a me.

Ma quando le parole le portiamo su un palcoscenico, spesso smettono di essere concrete e precise come parole.

Cominciamo a parlare e ci perdiamo, tutto si perde in una nebbia confusa, non percepisco più il mio corpo, non ricordo più le raffinate tecniche che avevo imparato, non vedo più il mio antagonista di fronte a me. 

Per questo il lavoro sulla voce è tanto complesso e necessario, perché un’attività talmente naturale e quotidiana come il comunicare ed esprimersi tramite le parole, una volta saliti sul palco si inceppa e smette di essere semplice.

Bisogna smontare il meccanismo pezzo per pezzo: l’ascolto, il respiro, il movimento, il pensiero, … 

Bisogna ri-appropiarsi della voce e delle parole in scena come forma di azione.

Noi di TdE usiamo l’estate come una palestra in cu allenarci, in cui provare vecchie tecniche e sperimentarne d nuove. Soprattutto ci piace controllare se le domande che abbiamo seminato durante un anno di lavoro hanno fruttato nuove scoperte.

In questo fine settimana, l’ultimo prima di una breve pausa estiva, proveremo appunto a giocare con la “voce-azione” usando ogni forma di comunicazione verbale che ci possa essere utile: dalla barzelletta alla poesia, dal grammelot all’orchestrazione, dal monologo shakespeariano al racconto di quello che ci è successo l’altro giorno… 

Tra tante parole ci sarà lo spazio per il silenzio, per sperimentare quel momento apparentemente vuoto da cui tutto comincia e il momento per l’ascolto, quando le parole non escono da me ma entrano in me.

Questi momenti di lavoro estivo non si spegneranno con l’autunno ma daranno vita a una palestra di studio delle tecniche dell’attore che continuerà, rinnovandosi, per tutto l’anno.

Ci sarà un libro che parla di neuroscienze e teatro, che uscirà a settembre, e che presenteremo in diverse città.

Inoltre, ci saranno corsi, laboratori e palestre di lavoro, sia per principianti sia per attori; ci saranno momenti di discussione per capire insieme che direzione sta prendendo il teatro in questa nostra strana epoca.

E ci saranno, naturalmente, gli spettacoli di Teatro d’Emergenza.

Ma andiamo un passo per volta… per ora ci vediamo, con chi vuole, sabato 3 e domenica 4 agosto, dalle 10.00 alle 17.00, nella nostra sede di Lugano, in riva Caccia 1 con il laboratorio

AZIONI VERBALI – DAL SUONO ALLA PAROLA

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