Una lezione di prova a Teatro d’Emergenza: prime scoperte

Ci sediamo per terra in cerchio. Ci guardiamo attorno: facce nuove e vecchie conoscenze.

Nel cerchio c’è una sedia vuota.

La richiesta dell’insegnante è abbastanza scontata: bisogna andare a sedersi uno per volta sulla sedia e presentarsi al gruppo.

Chi sei? Che esperienze hai fatto a teatro fino ad oggi? Cosa ti aspetti di imparare quest’anno?

Finito il giro di presentazioni ci interroghiamo su cosa è accaduto.

Tutti, chi in un modo chi in un altro, hanno percepito un cambiamento fisiologico nel momento in cui si alzavano per raggiungere la sedia. Quella sedia è un piccolo palcoscenico, quel gruppo di persone sedute in cerchio sono un pubblico e quello che ho sentito (cambio del battito cardiaco e del respiro, maniera diversa di pensare e muoversi) è l’emozione dell’attore. 

Di certo dovremo imparare a conoscere queste sensazioni e a capire come lavorare in questo specifico stato.

La seconda cosa che scopriamo è un po’ più difficile da cogliere, anche se è del tutto evidente: chiunque si sieda su quella sedia comincia a parlare con la stessa identica cantilena: potremmo definirla la “voce da presentazione”. Nessuno l’ha fatto volontariamente, nessuno se ne è accorto e quasi tutti, dopo un po’ che parlavano, sono riusciti a sbloccare la voce.

Forse riguardo ai suoni delle nostre parole ne sappiamo meno di quello che crediamo.

Infine c’è tutto quel flusso ininterrotto di comunicazione che si esprime al di là delle parole. La maniera in cui sto seduto, i gesti delle mani, gli occhi che si nascondono o che scrutano i volti degli ascoltatori.

Nella vita di tutti i giorni noi studiamo costantemente questo genere di comunicazione, senza quasi accorgercene e da questi minuti gesti altrui valutiamo chi ci parla
(Mi potrò fidare? Non mi sta simpatico! Cosa vuole dire veramente?)

Come farà un attore a ricostruire artificialmente questo modo di comunicare che normalmente è pre-razionale?

Quante cose da osservare in una semplice presentazione…

Ma ora facciamo un passo avanti. 

Torneremo su quella sedia, ci presenteremo nuovamente ma ogni allievo avrà un compito segreto che gli è stato sussurrato nell’orecchio dall’insegnante.

Per esempio uno dovrà restare perfettamente immobile per tutto il tempo della presentazione, un altro dovrà imitare la postura e i movimenti di un suo compagno e così via…

Cosa accade ora? 

Chi parla è improvvisamente più sicuro di sé, sente meno l’ansia del pubblico, pensa meno a cosa deve dire e a come lo sta dicendo. Chi ascolta vede una persona con caratteristiche diverse dalla prima volta.

Questa volta avevamo un obiettivo su cui concentrarci, non dovevamo solo parlare.

Così abbiamo fatto un primo passo alla scoperta del mistero della recitazione.

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