Cominciamo dalla fine de La tragedia del vendicatore. 
L’ultima scena della tragedia è una ridda sanguinosa di omicidi perpetrati a ritmo di musica.
I cortigiani danzano, festeggiano, uccidono e muoiono. Balugina un rapido coltello, un lampo di luce rossa, come un fiotto di sangue, finché non rimane più nessuno da ammazzare.

 

A questo punto il dramma è concluso, la luce si spegne, la musica allegra dell’ultima scena prosegue nel buio.

Noi spettatori cominciamo ad applaudire.

 

A questo punto, di solito, gli attori vanno in proscenio ad inchinarsi secondo le gerarchie della compagnia e della consuetudine.

Di solito, nel gesto dell’inchino, ogni attore erige un minuscolo monumento al proprio ego: si leva la maschera del personaggio e ne indossa un’altra. Qualcuno sceglie la maschera dell’ “attore modesto” che si inchina e si schermisce, qualcun altro quella dell’”attore generoso” che getta il suo cuore in platea, qualcuno si fa arcigno e guarda lontano. E così via…

 

Quando le luci si riaccendono, dopo la fine de “La tragedia del vendicatore”, gli attori non hanno finito il loro lavoro.

Rientrano tutti in scena sorridendo dopo la strage appena mostrata, ed è chiaro che quel sorriso è l’indicazione finale del loro regista. Entrano velocissimi, come se continuassero la danza con cui si è conclusa l’ultima scena, si inchinano tutti assieme e corrono via.
Di nuovo rientrano veloci, leggeri e sorridenti si inchinano e fuggono via secondo una coreografia semplice e precisa.

 

Noi spettatori continuiamo ad applaudire e loro continuano a correre verso di noi e a nascondersi dietro le quinte.
Tanto che a un certo punto io mi sento combattuto tra la voglia di rendere omaggio agli attori e la compassione per quei muscoli stanchi.
Applaudire ancora e costringere quei muscoli stanchi a un ulteriore sforzo o concedere ai bravissimi attori il meritato riposo?

 

Il regista sa che gli applausi sono parte dello spettacolo, che anche in quel momento accade qualcosa tra noi e gli attori in scena, e decide di prendersi cura di noi fino all’ultimo istante.

 

È raro che questo accada, che durante l’epilogo degli applausi non si spezzi quel filo faticosamente allacciato tra palco e platea (ricordo alla fine dello Slava Snow Show, i pagliacci che giocavano a palla col pubblico a fine spettacolo e poi rimanevano malinconici sul palco quando gli spettatori si alzavano dalle sedie).

 

Alla fine gli applausi scemano (forse per empatia verso gli attori), gli attori si rintanano dietro le quinte e improvvisamente lo spettacolo è finito, senza avere mai perso una goccia della sua forza.

 

La tragedia del vendicatore” sarà al LAC di Lugano il 29 e 30 novembre alle 20.30