Se dovessi preparare un saggio di recitazione in piena pandemia

Tutti quelli che si occupano di pedagogia teatrale se lo stanno domandando: che genere di teatro si può insegnare in questi giorni di distanze sociali, teatri chiusi e divieto di assembramento?

Molti di noi fondano l’insegnamento teatrale sul concetto di azione/reazione e ora che siamo distanti ci pare che il teatro sia semplicemente impossibile.

Però alcuni non si arrendono e continuano a fare lezioni online, come se nulla fosse cambiato: gli stessi esercizi, le stesse scene, la stessa routine di prima della pandemia.

Altri sperimentano una sensazione di disarmata paralisi: semplicemente in queste condizioni il teatro non si può fare.

Altri ancora si danno da fare per inventare un teatro digitale: il personaggio A chiama il personaggio B su Skype, mentre gli spettatori spiano sulla stessa piattaforma.

Se io dovessi fare un saggio, in questi giorni strani, guarderei indietro, alla preistoria della nostra arte, quando non c’era un posto dove recitare e non c’erano due che parlavano tra loro facendo finta di essere qualcun altro.

“Andramoiennepemusa…”

Ecco, a quell’epoca c’era uno, da solo che faceva uscire dalle sue labbra personaggi e avventure, luoghi lontani e meraviglie.

Lo chiamavano “rapsodo”.

Forse io userei questo tempo per studiare e allenare la narrazione, il teatro sussurrato nell’orecchio di un bambino, cantato nelle piazze antiche, spettegolato tra gli amici al bar.

Direi ai miei allievi di studiare i video dei cantastorie contemporanei (Fo, Celestini, Curino, Baliani, Enia, Paolini,…) e poi di scegliere un tema.

Lavorerei con loro, da lontano, a costruire una piccola storia ben fatta.

E già che ci sono deciderei dove e a chi dovrebbe essere raccontata: siediti su una panchina in riva al lago e racconta a chi passa; per strada fingi di parlare al telefono e lascia che qualcuno ti rubi le parole; vai sotto il balcone di una persona che ti piace e racconta, come fosse una serenata.

La storia del teatro è un labirinto e a volte se guardi indietro vedi il futuro.

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