Smontare giocattoli: un altro modo di fare teatro

Se c’è una cosa che ci piace fare a Teatro d’Emergenza è smontare i giocattoli per capire come funzionano.

I giocattoli di cui disponiamo sono le tecniche dell’attore, gli esercizi tramandati dai maestri e i tanti modi diversi di recitare che si possono vedere sui palcoscenici del mondo.

Smontare giocattoli e poi rimontarli.

Tutto ebbe inizio una ventina di anni fa, quando cominciavamo ad occuparci di pedagogia teatrale. 

Come fanno molti, tramandavamo ai nostri allievi gli esercizi che erano stati insegnati a noi dai nostri maestri. Ma in realtà, nel profondo, non sapevamo cosa stessimo facendo.

Questo accade a quasi tutti gli insegnanti in erba.

Imitavamo i nostri maestri senza averli capiti veramente: è ovvio che i risultati non potevano essere soddisfacenti. Ma dove stavamo sbagliando?

Cominciammo a farci un’infinità di domande: perché gli esercizi vengono bene ma le scene non migliorano? Perché alleniamo gli allievi all’attenzione e all’ascolto se poi quell’attenzione non ci serve in scena? Come misurare i progressi degli allievi? …

E via di questo passo. Domande, domande e ancora domande.

Smontammo il giocattolo un’infinità di volte, alcuni pezzi li mettemmo da parte, altri li dovemmo costruire di sana pianta. Scoprimmo cose che nemmeno immaginavamo.

Creammo delle nuove regole: se non sai spiegare a un allievo l’obiettivo di un esercizio non utilizzare quell’esercizio; se un esercizio non serve quando sei in scena, è una perdita di tempo; gli esercizi non appartengono a chi insegna ma a chi impara.

Ci sono voluti molti anni per fare il passo successivo, ovvero per scoprire che il Teatro può servire a comprendere come “funzionano” le persone e le loro relazioni. 

(Ovviamente non siamo stati i primi a fare questa scoperta… ma anche se altri l’avevano già capito, e avevano indicato la strada, ognuno deve percorrerla da sé, quella strada, e arrivare in fondo per conto suo)

Passarono gli anni tra studi, letture, spettacoli fatti e spettacoli osservati.

L’incontro con le neuroscienze diede nuovo carburante alla nostra curiosità. La lettura dei libri di Rizzolatti sui neuroni specchio diede vita a un libro (“L’attore specchio”, Audino Editore) e a molti laboratori di ricerca.

Quel libro, naturalmente, accese in noi nuove domande che ci portarono a nuovi progetti.

Per cercare di capire con maggiore chiarezza come usare le parole in scena e perché c’è tanta differenza tra una frase scritta e la stessa frase detta ad alta voce, stiamo scrivendo uno spettacolo in cui gli attori non diranno nemmeno una parola. 

(Certo sembra strano fare silenzio per studiare le parole ma siamo convinti che ci sia del metodo in questa follia).

Da molti mesi poi un gruppo che comprende esperti di pedagogia teatrale, neuroscienze e psicologia stanno studiando cosa accade all’attore che recita un’emozione e cosa accade al pubblico che osserva un’emozione recitata.

Questo è quello che facciamo a Teatro d’Emergenza: smontare giocattoli.

Smontiamo e rimontiamo per capire come funzionano le cose, per migliorare il nostro lavoro, per cercare una relazione profonda con il pubblico, per creare storie.

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