PECCATO CHE SIA FEMMINA
un monologo
di e con Luca Spadaro
voce registrata Vanessa Korn
scene e costumi Alberto Allegretti
Produzione Teatro d’Emergenza
«L’anno scorso ho messo in scena un monologo sui ragazzi africani che vengono sfruttati come schiavi nell’agricoltura italiana. È stato un grande successo.
L. S.
Dunque ho pensato di continuare su questo filone, di specializzarmi in monologhi su gente che viene discriminata nel XXI secolo. Al pubblico piace, a quanto pare.
Ma dopo gli africani immigrati quale altra disgraziata fascia sociale avrei potuto sfruttare?
Non ne avevo idea. Poi mia moglie mi dice: ‘sono incinta, è una bambina’.
E lì il colpo di genio: un bel monologo sulle femmine!
Discriminate da sempre, incasinate oggi più che mai. O per meglio dire: un monologo su come un maschio etero radical chic colto e di sinistra vede le femmine.
L’unico rischio che vedo è che gli schiavi africani non vanno a teatro, mentre le femmine potrebbero comprare il biglietto e venirsi a vedere il mio monologo.»
Struttura dello spettacolo
Vediamo un attore (L.S.) nel suo camerino.
L.S. si sta preparando per le prove de «La bisbetica domata» di Shakespeare.
Come accadeva nel teatro elisabettiano, in questa produzione i ruoli femminili verranno interpretati da attori maschi e L.S. interpreterà il ruolo di Caterina, la Bisbetica del titolo.
La regista di questo spettacolo, la celebre e misteriosa Gisèle Pelicot, ha deciso però di gestire le prove in maniera non tradizionale: dentro al camerino, insieme all’attore, c’è anche il pubblico pagante. Niente privacy.
L.S. si trucca, si veste, ripassa la parte, parla al telefono con un amico. Una voce femminile da un altoparlante indica ad L. S. tutto quello che deve fare. Le regole imposte dalla regista vietano a L.S. di parlare con il pubblico. La voce di donna continua ad impartire ordini all’attore. L.S. si troverà sempre più nudo e inerme di fronte agli occhi estranei e curiosi degli spettatori.
Perché questo spettacolo
C’è un problema tra donne e uomini. È un po’ di tempo che c’è. Un tempo che si può calcolare in millenni.
C’è violenza di vario genere, prevaricazione, discriminazione. E c’è una gran confusione su quel che è giusto o sbagliato, su quel che si può dire e quel che non si può dire. Su quello che gli uomini pensano, credono, sentono riguardo alle donne.
Questa storia non viene raccontata dal punto di vista femminile (un maschio non dovrebbe mai farlo), né dal punto di vista del maschio violento (non sono io, non mi somiglia). Questa storia viene raccontata dal punto di vista di un uomo etero, perbene, femminista e di sinistra. Un uomo che nonostante tutte le sue qualità è parte del problema.
Perché in certe faccende non ci sono sfumature: o sei una potenziale vittima o sei parte del problema.
Come ci diceva De André: per quanto noi ci crediamo assolti, siamo tutti coinvolti.
Forma dello spettacolo
Dopo il successo de «I danni del pomodoro» la ricerca di TdE continua sulla linea dell’iper-realismo: una forma recitativa che possa far dubitare il pubblico di ciò che è vero e ciò che è finzione scenica.
La drammaturgia si sviluppa anche questa volta nella forma della «autobiografia apocrifa», dove alcuni elementi reali vengono mescolati a elementi immaginari. Per parlare dei grandi problemi della nostra epoca vestiamo i panni di personaggi tiepidamente impresentabili, armati di un’etica fragile e di seconda mano e protetti dalla logica stantia del senso comune. Questi personaggi ambiscono ad essere lo specchio in cui lo spettatore potrà riconoscersi.
PECCATO CHE SIA FEMMINA – VIDEO PROMO

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